giovedì 28 febbraio 2013








SPUNTI DI RIFLESSIONE SULLA CAMMALIGHT
– applicazione sperimentale del principio di funzionamento –



Per chi volesse verificare il principio di funzionamento sul quale si basa la cammalight proponiamo un esperimento facilmente eseguibile.

A tale scopo abbiamo bisogno solamente di una leva di 180cm, di 2 masse dal peso di 1 kg e di una massa dal peso di 200 gr.



 

 

 

Poggiamo la nostra leva su un supporto all’altezza del punto F (fulcro) distante 30 cm dal punto R (resistenza) e di conseguenza a 150 cm dal punto P (potenza).

Per una visione più interessante e vicina alla cammalight possiamo sospendere la leva, sempre per mezzo del fulcro, su un supporto o su una parete verticale e distante da terra.

A questo punto agganciamo la massa dal peso di un kg al punto di resistenza R e la massa dal peso di 200 gr al punto di potenza P che manterranno in equilibrio la leva come risulta nel primo calcolo suindicato di applicazione della leva.

Ricordiamo che in questa condizione di equilibrio basta aggiungere anche 1 solo grammo al peso di una delle 2 masse per alterare l’equilibrio e determinare di conseguenza il sollevamento di una massa e la discesa dell’altra.

Nella cammalight però le masse hanno tutte peso uguale, per cui, se sospendiamo nel punto di potenza P l’altra massa di 1 kg, al posto della massa da 200 gr, la leva non sarà più in equilibrio e il braccio di potenza scenderà verso il basso sollevando la resistenza verso l’alto.

Come già indicato in un post precedente sono questi 800 gr di surplus la forza iniziale sulla quale si basa il funzionamento della cammalight che, per mezzo dell’applicazione della leva dinamica, consentono di sbilanciare costantemente il moto circolare del disco di rotazione.

In questa verifica è possibile sottolineare, soprattutto, l’importanza del punto S (spinta) che è il punto dove viene prelevata la forza di spinta del meccanismo.

Come risulta dal secondo calcolo indicato nella figura questo surplus di 800 gr se prelevato ad una distanza dal fulcro di 3 cm. Comporta una spinta (verso l’alto) di 40 kg.

In pratica se volessimo riportare in equilibrio la nostra leva che monta una massa R di 1 kg e una massa P di 1 kg dovremmo sospendere nel punto di spinta S una massa del peso di 40 kg, oppure, dovremmo sospendere altri 4 kg nel punto R della resistenza.
 
Si è voluto porre l'accento sul punto di spinta S per sottolineare come gli 800 gr di surplus, in realtà, hanno una incidenza nettamente superiore sul punto di resistenza R.
Incidenza sufficiente a contrastare l'attrito, che ricordiamo è presente, seppur al minimo funzionale, e a fornire abbastanza potenza da utilizzare per la successiva trasformazione in energia elettrica.

I calcoli esposti sono stati effettuati considerando la leva parallela al terreno ma è possibile verificare l’incidenza della forza in surplus e di conseguenza della spinta ottenuta al punto S con la leva in qualsiasi inclinazione ricordando che per effettuare il calcolo occorre proiettare il punto R, il punto F e il punto P su una retta parallela per ottenere le distanze delle masse dal fulcro come nel disegno seguente.



 

 

In questo caso, ad esempio, il surplus è di circa 815 gr e di conseguenza otteniamo una spinta maggiore al punto di prelievo della forza lavoro S.

Con una cammalight a 18 bracci telescopici e con le proporzioni indicate, il fattore di amplificazione è di oltre 6 volte (6 kg di spinta per ogni kg di peso della massa), nel modello statico, come appena descritto ma, ricordiamo, che in fase dinamica, essendo l’energia cinetica funzione del quadrato della velocità, l’amplificazione è notevolmente maggiore anche in relazione all’utilizzo della forza centrifuga indotta nelle masse di spinta.



Rosario Cataudo

martedì 19 febbraio 2013


SPUNTI DI RIFLESSIONE SULLA CAMMALIGHT
– applicazione della leva dinamica –

 

La forza di gravità è il carburante della cammalight e, l’applicazione della leva dinamica, consente, come un sistema di bielle, di trasformare l’incidenza verticale della forza in moto circolare.

Quando immaginiamo una leva, di solito, pensiamo ad un’asta dritta poggiata su un fulcro con alle estremità i punti di applicazione della resistenza e della potenza.

L’unico requisito richiesto a questa macchina semplice è che le sue componenti siano in grado di supportare il carico al quale sarà sottoposta e, pertanto, da ora in avanti assumeremo che la nostra leva sarà solida in tutte le sue componenti.

La stessa leva, adesso, possiamo immaginarla con il fulcro imperniato, ad esempio, ad una parete e, sebbene inusuale, le caratteristiche della nostra leva, anche in questa nuova applicazione, sono identiche alla precedente.

Caratteristiche che ritroviamo inalterate anche se sostituiamo l’asta dritta con un’ asta dalla forma non lineare, sagomata cioè come un fulmine o più semplicemente come una lettera v oppure con una qualsiasi forma irregolare, purché, ricordiamo, sempre rigida.

Il calcolo della efficienza di queste leve dalle forme strane, sebbene più scomode nella loro applicazione, è del tutto identico alla leva classica che abbiamo immaginato all’inizio purché siano ben identificati il fulcro, la resistenza e la potenza.

Occorre a questo punto sottolineare che nella leva solo il fulcro è unico mentre possiamo utilizzare questa macchina applicando più punti di resistenza e/o più punti di potenza.

Questi punti multipli di resistenza e/o di potenza, inoltre, non è necessario che si trovino sulla stessa asta per cui potremmo immaginare adesso la nostra leva, ad esempio, come i baffi di un gatto che si diramano tutti dal muso del micio o fulcro.

Quanto detto fin qui può essere sintetizzato in unica leva a forma di disco dove il centro è il fulcro e dove ad ogni punto può essere applicata una resistenza o una potenza.

Possiamo considerare il disco come una serie infinita di leve la cui efficienza totale è data dalla somma delle potenze sulle resistenze.

Fin qui, comunque, abbiamo pensato alla nostra leva con i punti di applicazione della resistenza o delle resistenze e della potenza o delle potenze in posizione ben definita, quindi statica ma è possibile, veicolando le resistenze e/o le potenze su percorsi ben definiti, far si che questi punti siamo assolutamente dinamici.

In questo caso, che la leva sia classica o sia un disco, man mano che i punti si spostano, varia anche l’efficienza totale in funzione delle posizioni assunte dalle resistenze e dalle potenze.

L’applicazione della leva dinamica nasce con la cammalight che, come detto in apertura, è il meccanismo che converte l’incidenza perpendicolare della forza di gravità in moto circolare ed è, di fatto, l’innovazione principale dei meccanismi per lo sbilanciamento continuo del moto circolare.

 
Rosario Cataudo

lunedì 18 febbraio 2013


SPUNTI DI RIFLESSIONE SULLA CAMMALIGHT
 - surplus energetico -
 
La forza di gravità è il combustibile della cammalight e attraverso un semplice esercizio di fisica è possibile comprendere come si ottiene il surplus di energia necessario al suo funzionamento.

Immaginiamo una massa del peso, ad esempio, di 150 kg che lasciamo cadere in caduta libera da una altezza di 490,5 metri.

Applicando la formula della accelerazione costante sappiamo che la massa toccherà il suolo dopo 10 secondi.

Altrettanto facilmente, chiunque, con questi dati, può calcolare l’energia meccanica che la massa scarica nell’impatto con il suolo.

Immaginiamo adesso che tutta questa energia meccanica, attraverso un qualsiasi dispositivo, venga trasformata in energia elettrica ed immagazzinata in una accumulatore o batteria che dir si voglia.

Con questa energia e per mezzo di un motore elettrico riportiamo la massa nuovamente ad una altezza di 490,5 metri ma ad una velocità di un metro al secondo.

Ovviamente impiegheremo ben 490,5 secondi a compiere il tragitto ma sarà, di contro, necessario spendere una quantità di energia molto inferiore rispetto a quella generata dall’impatto della massa con il suolo.

L’esempio riportato serve a ricordare che l’energia meccanica, la somma cioè, dell’energia potenziale + l’energia cinetica di una massa, è funzione del quadrato della velocità e, di conseguenza, in un sistema come quello esposto, aperto all’azione continua della forza di gravità, il totale dell’energia necessaria a salire una massa dal suolo ad una certa altezza alla velocità di 1 metro al secondo e quella generata dalla stessa massa lasciata in caduta libera dalla stessa altezza fino al suolo, sono diverse perché, sebbene il peso della massa e la distanza percorsa siano uguali, è differente la velocità con la quale questa distanza viene percorsa.
 
Viceversa se volessi far salire la massa sempre ad una altezza di 490,5 metri ma, ad esempio, in soli 5 secondi, l'energia necessaria è di gran lunga superiore a quella che la massa restituisce al suolo lasciandola cadere sempre in caduta libera.

A questo punto credo che chi pensa che non si possa ottenere lo squilibrio continuo del moto circolare per via esclusivamente meccanica trovi in questo esempio uno ottimo spunto di riflessione.

Ricordo ancora una volta che la cammalight non viola le leggi della fisica o della termodinamica perché è un dispositivo a perdere in quanto parte dell’energia generata dalla massa in caduta libera viene utilizzata per riportare al punto d’origine la massa e un’altra piccola parte viene trasformata in calore dagli attriti, che se pur ridotti al minimo funzionale, sono sempre presenti.

La cammalight, infine, è essa stessa il meccanismo di accumulo del surplus energetico generato ma, a differenza dell’esempio riportato precedentemente, questo accumulo avviene gradualmente grazie all’applicazione del principio della leva dinamica e non dall’impatto violento della massa con il suolo.

Rimando i curiosi ad un prossimo post che pubblicherò a breve per illustrare il principio della leva dinamica applicato alla cammalight.


Rosario Cataudo

nella seguente tabella sono riportati i calcoli dell'energia cinetica come da esempio del post

Ec = 1/2 * massa * velocità^2 = ( 1/2 * kg * m/s^2 )
         
         
massa (kg) persorso (m) tempo percorrenza (s) velocità (m/s) Ec
         
150 490,5 490,5 1,00 75,0000
150 490,5 10,0 49,05 180.442,6875
150 490,5 5,0 98,10 721.770,7500

 

martedì 15 gennaio 2013


LA CAMMALIGHT COME IL CALABRONE
 
"La struttura alare del calabrone, in relazione al suo peso, non è adatta al volo, ma lui non lo sa e vola lo stesso."

 

Più volte, parlando della Cammalight, ho citato questo famoso aforisma attribuito ad Albert Einstein per sottolineare come, spesso, ciò che riteniamo violi le leggi della fisica, in realtà, è supportato da ciò che ancora non conosciamo in dettaglio.

La definizione che ho sempre dato della Cammalight è di un dispositivo elusivamente meccanico che converte la forza di gravità in energia cinetica perché in realtà di questo si tratta.

Il modello matematico della Cammalight, che ho pubblicato da tempo, ha suscitato in dotti, medici e sapienti la solita associazione del dispositivo al moto perpetuo, vuoi per dolo vuoi per superficialità.

Il moto perpetuo, inteso come di un qualsiasi metodo per ottenere energia dal nulla, è irrealizzabile, ovviamente.

E la prima legge sull’energia recita che essa non si crea ne si distrugge, aggiungendo poi, che si trasforma, appunto.

Senza quindi violare nessuna legge della fisica è possibile trasformare la forza di gravità in energia cinetica.

È solo questione di farlo attraverso il giusto meccanismo.

Inoltre, come spesso ho sottolineato, la Cammalight è un dispositivo a perdere.

La quantità di energia sviluppata dalla forza di gravità, cioè, viene restituita per l’utilizzo finale, decurtata dall’energia necessaria a contrastare la resistenza delle masse in risalita e dei naturali attriti, seppur minimi, grazie all’adozione di parecchi cuscinetti a sfera, presenti nel meccanismo.

Ad oggi, nessuno degli esperti che ha visionato il modello matematico della Cammalight, ha detto che è sbagliato, ma, pur di accondiscendere alle leggi ufficiali della fisica, associano, come detto, il dispositivo al moto perpetuo per negarne l’evidenza.

Beninteso che le leggi ufficiali della fisica sono assolutamente corrette ma, se applicate al principio di funzionamento della Cammalight, devono essere assolutamente slegate dal concetto di moto perpetuo.

Ecco perché il ricorrere all’aforisma sul calabrone al quale non è possibile applicare solo una parte delle leggi per giustificarne la capacità di volo.

Il “segreto” della Cammalight sta nell’utilizzo della leva in modo dinamico, come mai è stato fatto fino ad oggi, così come il calabrone utilizza per il volo le sue ali "inadatte" semplicemente utilizzandole in maniera inconsueta rispetto a come si pensava dovessero funzionare fino a qualche tempo fa.

Il modello statico della Cammalight ci dice perché e quanta forza iniziale è disponibile nel meccanismo consentendone lo sbilanciamento continuo del moto circolare, e, al momento, non ci sono algoritmi in grado di calcolare di quanto è maggiore la reale potenza del dispositivo in fase dinamica in quanto oltre alla forza di gravità il dispositivo converte in energia anche la forza centrifuga che le masse sviluppano appena raggiunta la velocità di esercizio.

La Cammalight, come il calabrone, secondo le attuali applicazioni delle leggi della fisica, non dovrebbe funzionare, ma, questo il dispositivo non lo sa per cui funziona lo stesso.

 Rosario Cataudo

venerdì 12 agosto 2011

CAMMALIGHT


CAMMALIGHT
BREVE DESCRIZIONE DEL PRINCIPIO DI FUNZIONAMENTO
 

In figura 1 è rappresentato lo schema principale di riferimento della cammalight.



A sinistra della retta perpendicolare al fulcro identifichiamo, convenzionalmente, il percorso ellittico o di resistenza mentre a destra quello semicircolare o di potenza.
La retta perpendicolare rappresenta una leva sospesa da terra per il fulcro alle cui estremità troviamo le masse identificate con M1 e M2.
La leva consente alle masse un libero movimento di caduta o di salita perpendicolarmente al suolo.
Infine le masse sono montate sulla leva attraverso dei pattini, vincolati al percorso della cammalight, che consentono loro di avvicinarsi o allontanarsi dal fulcro.
La massa che transita nel percorso di potenza, di conseguenza, è sempre alla massima distanza dal fulcro.
La distanza dal fulcro della massa che transita nel percorso di resistenza, invece, varia dal massimo della posizione iniziale A al minimo di posizione B per ritornare alla massima distanza nella posizione C.
Per la proprietà della leva, a parità di peso delle masse, se M1 è più distante dal fulcro di M2 allora la massa M2 sarà sospinta verso l’alto.
Quindi, a parte la posizione iniziale neutrale, la massa M1 sarà sempre più distante dal fulcro della massa M2, distanze sempre calcolate sulle perpendicolari passanti per questi punti e proiettate su una linea retta.
Inoltre, sempre per la proprietà della leva, non tutto il peso della massa M1 è necessario per sollevare la massa M2 in rapporto alla distanza delle due masse dal fulcro.
Questa spinta “eccedente” alla risalita della massa M2 viene utilizzata dalla cammalight sotto forma di energia cinetica.
Nell'esempio che segue utilizziamo un modello di cammalight a 18 bracci telescopici ( leve con pesi mobili ) e in figura 2 è rappresentato lo schema con i valori delle distanze delle masse dal fulcro misurate, come detto in precedenza, attraverso la proiezione su di una retta delle perpendicolari passanti per i punti interessati.



Assumiamo che il raggio del percorso semicircolare di potenza sia di 150 cm, che la massima distanza dal fulcro del percorso ellittico di resistenza sia di 30 cm e che il peso di ogni massa sia di 1 kg.
Applichiamo il calcolo della leva alle coppie di masse antagoniste come dalla seguente tabella:

coppia masse antagoniste
distanza massa di resistenza
distanza massa di spinta
gr surplus




18 -- 1
1,5
2,5
400
17 -- 2
2,25
7,5
700
16 -- 3
2,5
11,5
782,6086957
15 -- 4
2,75
14
803,5714286
14 -- 5
3
15
800
13 -- 6
2,75
14
803,5714286
12 -- 7
2,5
11,5
782,6086957
11 -- 8
2,25
7,5
700
10 -- 9
1,5
2,5
400







6.172,360248

Ovviamente cambiando l’ordine delle masse, purché antagoniste, il risultato rimane invariato.
L’eccedenza totale di spinta costante risultante è di oltre 6 kg.
Ultimato il montaggio del dispositivo la cammalight inizia immediatamente e autonomamente il suo movimento che, per effetto della accelerazione imposta dalla forza di gravità, aumenta costantemente fino alla resistenza strutturale del dispositivo o alla eccessiva presenza di forza centrifuga che dissiperebbe parte dell’energia cinetica sul binario, anziché nel fulcro, rallentando di conseguenza, per poi riprendere la naturale accelerazione.
La cammalight sfrutta comunque la forza centrifuga delle masse e, anzi, una parte del dispositivo ne favorisce l’insorgere,  trasformandola in energia cinetica di risalita aumentando di conseguenza l’efficienza totale del dispositivo.
Nella cammalight le parti in attrito sono poche e l’adozione di cuscinetti a sfera di ultima generazione riducono la dispersione di energia al minimo funzionale.
Pertanto un dispositivo con le proporzioni esaminate e un diametro del disco di 4,5 metri che esegue il percorso di potenza in 3 secondi (velocità di esercizio ottimale) produce una spinta di circa 1'500 kgm/s che tradotti in potenza corrispondono a circa 15 Kw al secondo.
Vi sono alcune considerazioni da fare:
-          la cammalight non può rallentare ne raggiungere un equilibrio fintanto che dal punto di prelievo della forza lavoro viene prelevata minore energia di quanta ne sviluppa mantenendo, di conseguenza, sempre una costante accelerazione.
-          per fermare il movimento della cammalight occorre un “freno” che applichi una resistenza maggiore dell’energia sviluppata in relazione alla velocità raggiunta.
-          una cammalight con disco di 45 metri che monta masse di spinta di 100'000 kg, alla velocità di 23,55 metri al secondo circa (velocità di riferimento media ottimale), sviluppa una potenza di circa 150 Mw al secondo.

La cammalight non è il moto perpetuo che NON si può realizzare.
La cammalight è un dispositivo meccanico NON ISOLATO le cui masse sono costantemente sottoposte ad accelerazione negativa e positiva da parte della forza di gravità.
Sfruttando il principio delle leve e del movimento vincolato parte dell’energia espressa dalle masse viene convertita in forza di risalita e di contrasto dell’attrito e parte viene convertita in energia elettrica.
La cammalight non viola i principi della fisica e/o della termodinamica ma, anzi, sono esse stesse a confermarne il principio di funzionamento.
La cammalight coniuga, senza compromessi, il connubio tra potenza, sicurezza, economicità ed ecologia, favorendo anche la possibilità di recuperare strutture e materiali dismessi.
Infine la cammalight è un dispositivo meccanico di precisione relativa che non necessità di particolari infrastrutture funzionali per cui, seppur impegnativa, dato il peso delle masse, può essere realizzata velocemente.

Rosario Cataudo
 
e-mail: kappanove@hotmail.it